Quanto peso si dovrebbe prendere in gravidanza in base al BMI?

Quanto peso si dovrebbe prendere in gravidanza in base al BMI?

Quanto peso si dovrebbe prendere in gravidanza?

“Quanti chili posso prendere?” è una delle prime domande che molte donne si pongono quando scoprono di essere incinte. Spesso, però, la risposta viene ridotta a una cifra da non superare, come se tutte le gravidanze e tutti i corpi dovessero seguire lo stesso percorso.

L’aumento di peso in gravidanza è fisiologico: serve a sostenere la crescita del bambino e i cambiamenti dell’organismo materno. Per orientare il monitoraggio, i professionisti utilizzano generalmente il BMI pre-gravidanza, cioè l’indice di massa corporea calcolato prima del concepimento o nelle primissime settimane. Il BMI, tuttavia, è soltanto un punto di partenza: non racconta da solo la composizione corporea, la storia clinica o il modo in cui ciascuna gravidanza evolve.

Il peso può essere controllato senza trasformarlo in una colpa. Le raccomandazioni più recenti dell’Istituto Superiore di Sanità invitano infatti a parlare di peso, alimentazione e attività fisica con rispetto, evitando stigma, giudizi e comunicazioni colpevolizzanti.

Che cos’è il BMI e come si calcola

BMI significa Body Mass Index, in italiano indice di massa corporea. Si calcola dividendo il peso espresso in chilogrammi per il quadrato dell’altezza espressa in metri:

FORMULA DEL BMI

BMI = peso in kg ÷ altezza in metri²

Esempio: 60 kg ÷ (1,65 × 1,65) = BMI 22,0

Nell’adulto, le categorie comunemente utilizzate sono:

  • BMI inferiore a 18,5: sottopeso.
  • BMI da 18,5 a 24,9: normopeso.
  • BMI da 25,0 a 29,9: sovrappeso.
  • BMI pari o superiore a 30: obesità.

In gravidanza si considera il BMI precedente alla gravidanza, non quello calcolato quando il peso è già aumentato per effetto della gestazione.

Quanti chili sono raccomandati in base al BMI?

Per una gravidanza singola, gli intervalli più utilizzati nella pratica clinica derivano dalle raccomandazioni dell’Institute of Medicine, riprese anche nella letteratura e nelle linee guida nazionali. Sono intervalli orientativi, non obiettivi rigidi da raggiungere al grammo.

BMI prima della gravidanza

Categoria

Aumento totale indicativo

< 18,5

Sottopeso

12,5-18 kg

18,5-24,9

Normopeso

11,5-16 kg

25,0-29,9

Sovrappeso

7-11,5 kg

≥ 30

Obesità

5-9 kg


IMPORTANTE

Questi intervalli si riferiscono in generale a una gravidanza singola. In una gravidanza gemellare, in presenza di patologie, nausea e vomito importanti, diabete, disturbi alimentari o altre condizioni cliniche, il percorso deve essere personalizzato dal team che segue la gravidanza.


Il peso aumenta nello stesso modo in tutti i trimestri?

No. Nel primo trimestre l’aumento può essere contenuto e alcune donne, a causa di nausea o vomito, possono anche perdere temporaneamente peso. Nel secondo e nel terzo trimestre l’incremento tende generalmente a diventare più regolare, ma non segue necessariamente una linea perfettamente costante.

Possono influire, tra gli altri:

  • nausea, vomito e cambiamenti dell’appetito;
  • peso e composizione corporea di partenza;
  • ritenzione di liquidi;
  • attività fisica e condizioni di salute;
  • crescita fetale, placenta e liquido amniotico;
  • gravidanza singola o multipla;
  • eventuali terapie o indicazioni cliniche specifiche.

Una singola pesata non descrive l’andamento della gravidanza. Ciò che interessa al professionista è il quadro complessivo nel tempo, insieme alla crescita fetale, agli esami, alla pressione arteriosa, alla presenza di edemi e agli altri elementi clinici.

Perché il BMI ha dei limiti

Il BMI è semplice, economico e utile come strumento di screening, ma nasce da un rapporto matematico tra peso e altezza. Non misura direttamente:

  • la percentuale di massa grassa;
  • la quantità di massa muscolare;
  • la massa ossea;
  • la distribuzione del tessuto adiposo;
  • la quantità di liquidi;
  • le differenze individuali di conformazione corporea.

Due donne con lo stesso BMI possono avere corpi e composizioni corporee molto differenti. Per questo il BMI non dovrebbe mai essere usato come etichetta o come unica misura dello stato di salute. In gravidanza assume valore soltanto se interpretato insieme alla storia clinica, all’andamento gestazionale e alle valutazioni del professionista.

TI SPIEGO DA INFERMIERA

Un parametro clinico può essere utile senza essere perfetto. Il problema non è misurare il peso: è attribuire a quel numero un significato morale. Una rilevazione dovrebbe servire a comprendere se il percorso necessita di attenzione o supporto, non a stabilire quanto una donna sia stata 'brava'.


Peso in gravidanza: monitorare non significa colpevolizzare

Parlare di aumento ponderale può essere importante perché un incremento molto inferiore o superiore agli intervalli indicativi può, in alcuni casi, associarsi a esiti che richiedono maggiore attenzione. Ma la comunicazione deve rimanere rispettosa e centrata sulla salute, non sull’aspetto fisico.

Un approccio corretto dovrebbe:

  • chiedere il consenso prima di affrontare il tema del peso;
  • evitare parole umilianti o allarmistiche;
  • considerare la storia personale e l’eventuale presenza di disturbi del comportamento alimentare;
  • proporre indicazioni realistiche su alimentazione e movimento;
  • valutare il trend nel tempo, non una singola cifra;
  • offrire supporto specialistico quando necessario.

Alimentazione sana e attività fisica non sono una punizione per il peso preso. Sono strumenti di benessere che, quando non esistono controindicazioni, possono accompagnare la gravidanza e adattarsi alle condizioni, alle energie e alle possibilità della donna.

LA MIA ESPERIENZA

Durante la mia gravidanza ho preso 22 chili. Il peso veniva controllato a ogni visita e, più volte, mi sono sentita colpevolizzata per quel numero. Non sto dicendo che non dovesse essere monitorato: comprendo il valore clinico della rilevazione. Quello che avrei desiderato era un confronto diverso, capace di considerare l’intero percorso e di offrire indicazioni senza farmi sentire sbagliata.

Ogni donna vive la gravidanza in un corpo diverso, con una storia diversa. Possiamo parlare di salute e prevenzione senza ridurre una persona alla bilancia.


Cosa fare se l’aumento è diverso dagli intervalli indicativi

Trovarsi sopra o sotto un intervallo non significa automaticamente che ci sia un problema. Significa che il dato merita di essere interpretato nel contesto corretto.

È utile parlarne con ginecologo, ostetrica o medico soprattutto quando:

  • il peso aumenta o diminuisce rapidamente in poco tempo;
  • nausea e vomito impediscono di alimentarsi o idratarsi adeguatamente;
  • compaiono gonfiore improvviso, mal di testa, alterazioni visive o pressione elevata;
  • sono presenti diabete, patologie tiroidee o altre condizioni cliniche;
  • il rapporto con cibo, corpo e bilancia genera ansia, restrizione o forte sofferenza;
  • viene consigliato un percorso nutrizionale personalizzato.

Non iniziare diete dimagranti o restrittive in autonomia durante la gravidanza. Quando serve un intervento nutrizionale, dovrebbe essere costruito da un professionista qualificato sulla base delle necessità materne e fetali.

La bilancia non racconta da sola come cambia il corpo

Il numero che compare sulla bilancia comprende molto più di un aumento delle riserve materne. Durante la gravidanza crescono il bambino e l’utero, si formano placenta e liquido amniotico, aumenta il volume del sangue e possono cambiare seno e quantità di liquidi corporei.

Per capire davvero dove vanno i chili della gravidanza bisogna osservare l’intera trasformazione del corpo. È proprio questo il tema del prossimo articolo: “Come cambia davvero il corpo durante la gravidanza”.

In sintesi

  • Il BMI pre-gravidanza viene utilizzato per orientare gli intervalli indicativi di aumento ponderale.
  • Il BMI ha limiti importanti e non descrive la composizione corporea.
  • Gli intervalli sono riferimenti clinici, non voti o obiettivi da raggiungere perfettamente.
  • Il peso va interpretato insieme alla storia, agli esami e all’andamento complessivo della gravidanza.
  • Monitoraggio, alimentazione e movimento devono essere affrontati senza stigma e senza colpevolizzazione.

NOTA SANITARIA

Questo articolo ha finalità informative e divulgative. Non sostituisce il parere del ginecologo, dell’ostetrica, del medico o del professionista della nutrizione che conosce la tua situazione clinica. In presenza di sintomi, dubbi o variazioni rapide del peso, rivolgiti al team che segue la gravidanza.

 

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